Il mitico Quentin non ha niente a che vedere con questo post, la pistola alla tempia sì e… no, non sono impazzita: i suicidi e i soppalchi sono le due cose che mi riempiranno la giornata, sono le due priorità extralavorative di cui dovrò occuparmi prima di riprendere il lavoro a tempo pieno. Tranquilli, non voglio ammazzarmi: la “bella morte” è l’argomento della mia tesi, rimandata da così tanti anni che ho deciso di fare un bel respirone e buttarmici a capofitto per togliermela di mezzo, una volta per tutte… Se tutto va bene, una laurea non dovrebbe servirmi per il mio lavoro, ma odio lasciare le cose a metà, mi provoca un senso disagio, e inoltre i miei genitori sono già abbastanza afflitti dal dover spiegare a parenti e amici increduli il significato della parola “sceneggiatrice” (“Ehm… sì… interessante… Ma se ha bisogno cercano una commessa in via Grande”), quindi una piccola soddisfazione se la meritano. Il perché di un argomento così tetro? Io ne avevo proposto un altro, molto più affascinante, ma era troppo vasto e avrei dovuto investire molto più tempo per documentarmi; già scalpito per tornare a scrivere dopo una settimana di astinenza (per modo di dire, visto che ho appena finito l’ottantesima pagina della bozza), quindi indugiare oltre su questa incombenza era fuori discussione. Per quanto riguarda i soppalchi, bhé, è una storia lunga… Diciamo solo che quando si ristruttura una casa ci si trova spesso in contatto con persone bizzarre che dovranno collaborare per forza, ma che saranno sovente in disaccordo su ogni minimo dettaglio: più che al suicidio ho pensato spesso all’omicidio, ma confido che a casina finita Alberto ed io saremo ripagati di tutto lo stress. A presto per nuovi aggiornamenti e, spero, per qualche anticipazione sui volumi in corso.