[...] La donna rallentò l’andatura, curvando in direzione del rudere che li aveva fatti litigare. A pochi metri da loro, in una tranquilla radura, c’era una bella casetta bianca, dal tetto color ebano: in lontananza villa Blessington svettava con sfacciata sicurezza, sovrastando le poche abitazioni circostanti. La zona era punteggiata da alcune villette, costruite a notevole distanza una dall’altra, senza un’apparente logica, come se una grandinata avesse sparso i suoi chicchi sulla radura, le colline e i boschi vicini. Dorothy decelerò e frenò. I ragazzi si precipitarono sulle maniglie più vicine per sfuggire a quell’opprimente silenzio, ma la madre li bloccò con voce ferma. “Ascoltatemi” disse parlando a entrambi, ma guardando Susy dritta negli occhi; per un attimo la bimba vide la donna di qualche anno prima, quella mamma forte e allegra che aveva amato incondizionatamente.
“So bene che questa situazione è pesante per voi, ho preso in fretta le mie decisioni e voi ne siete state coinvolti. Mi dispiace che ci sia tensione fra noi, ma non mi scuserò per aver cercato di ricominciare… Non pretendo che tu mi capisca ora Susannah, ma sono convinta che un giorno vedrai questa storia da una prospettiva diversa. Se entrerai in quel rudere… Bene, io ti punirò, ma credimi, non è certo per il gusto di proibirti qualcosa che vorresti fare: è per il tuo bene, è pericolante, potresti farti molto male, mi capisci?”.
Accompagnò quest’ultima frase con uno sguardo speranzoso, ma la figlia restò impassibile e, con una voce senza inflessione, disse soltanto: “Posso andare ora?”.
Dorothy si abbandonò sul sedile e, massaggiandosi le tempie con le dita, mormorò rassegnata: “Certo”.
“Vi odio” disse Susy e schizzò fuori dalla macchina con una velocità di cui non si credeva capace e, senza neppure pensarci su, si diresse verso villa Blessington, correndo come se fosse inseguita da tutte le cose che più temeva, libera finalmente di far scorrere tutte le sue lacrime e di restarsene un po’ da sola con i suoi problemi.
Samuel la osservò per un lungo attimo, prima di voltarsi di nuovo verso sua madre.
“Mi dispiace. È ancora troppo piccola…” iniziò Sam poggiandole una mano sulla spalla.
“Lo so, non la biasimo” sospirò Dorothy dedicandogli un accenno di sorriso “Spero solo che si trovi bene qui e che si faccia presto nuove amicizie”.
Madre e figlio scesero di macchina, osservando per la prima volta il panorama mozzafiato che si ergeva davanti alla radura: sembrava che il bosco stringesse in un abbraccio stretto quella fetta di Paradiso, ma in quel dipinto così ben composto c’era una nota stonata… Quando Sam si girò di nuovo a guardare la sorellina ormai lontana sentì un fastidioso pizzicore sotto il naso: gli succedeva sempre quando si sentiva a disagio. Villa Blessington, quell’imponente fantasma di casa, era come un quadro fuori posto in un bell’appartamento e il solo guardarla da lontano gli riportava alla mente quei film che piacevano tanto alla sorellina.
“Vado a riacchiappare Susannah” si sentì dire mentre la mamma prendeva le ultime cose da portare nella nuova casa.; non la vide annuire perché già stava correndo verso “la testa del gigante”… …à la prochaine fois!!!