I pensieri sfrecciavano nella mente di Susannah ancor più veloci del paesaggio riflesso sui finestrini dell’auto; forse qualcun altro avrebbe trovato affascinante quel susseguirsi ininterrotto di alberi, “quello scrigno di boscaglia che racchiudeva segreti impenetrabili” lo avrebbe sicuramente definito il master di quel gioco di ruolo per cui suo fratello andava pazzo… Susy si girò per un momento verso Samuel per scimmiottarlo usando la frase che le era appena balenata in mente, ma il cocchino di mamma dormiva saporitamente, rannicchiato sul sedile anteriore, con il berretto calato sugli occhi. Susy lanciò un’occhiata fugace alla madre, cogliendo il suo sguardo indagatore nello specchietto, sapeva che Dorothy avrebbe voluto attaccare discorso, uno qualsiasi, ma non le permise di cominciare, riportando la sua attenzione alla foresta verdeggiante che sembrava non avere mai fine. Ultimamente aveva iniziato a chiamare la mamma per nome; sapeva di farle un dispetto e questo bastava. Susy pensava di avere il sacrosanto diritto di essere arrabbiata: aveva soltanto dodici anni e riteneva estremamente ingiusto che Dorothy l’avesse strappata al suo mondo… L’aveva portata via da una scuola dove si trovava piuttosto bene, dalle sue scorpacciate di film horror del martedì con i suoi più cari amici e dal papà che adorava. Non sapeva che cosa lui le avesse fatto per spingerla a trascinare lei e suo fratello dall’altra parte dell’Irlanda, da Dublino a quel buco di Newport e non le interessava: Dorothy non aveva il diritto di portarli via dalle loro vite, così, senza preavviso… loro non avevano avuto scelta e le loro certezze erano crollate una ad una. Samuel sembrava più comprensivo verso sua madre e quando Susy le rispondeva in malo modo o ignorava una sua domanda lui le lanciava sempre occhiatacce o le tirava i capelli, dicendole di non essere cattiva: lei cattiva? Come poteva dirlo? Come poteva difendere la loro aguzzina e non schierarsi con sua sorella? Susy era convinta che uno dei doveri degli adulti fosse quello di non scaricare il peso dei propri problemi sui bambini e Dorothy lo aveva fatto: un errore che non le avrebbe mai perdonato. Si rese conto che le lacrime le stavano bagnando le gote e, non volendo farsi vedere piangere, si schiacciò ancora di più al vetro, tentando di concentrarsi sulla vista, sempre più monotona, sempre più… verde! [...]
To be continued…