Ieri notte sono stata qui, davanti a questo schermo, senza mai allontanarmi, finché non è arrivato il mattino. Non è stata una cosa programmata, volevo soltanto snellire una pila di lavoro arretrato ma, man mano che le ore passavano, mi sono resa conto che stavo macinando pagine a un ritmo troppo buono per interrompermi e così, tra un caffé e un’occhiata al cielo stellato, tra una puntatina su Facebook per farmi gli affari altrui e uno spuntino fugace, ho riscritto e tradotto una trentina di pagine di materiale e appuntato tante nuove idee per due soggetti che cercano di uscire dalla mia testolina da troppo tempo. All’alba ero serena, appagata e non sentivo alcun bisogno di tornare a dormire, a dire il vero, non sono mai stata così sveglia come oggi. L’ho già detto nel post precedente; in sostanza questo è un periodo di stasi, il mio primo libro l’ho terminato, l’altro è in stand – by e non possiamo farci nulla; adesso è tutto in mano ai miei validissimi collaboratori. Punto. Sono contenta perché il loro talento è innegabile, ma il mio carattere ansioso mi logora lo stesso, è una mia peculiarità, non me ne vogliano gli amici… sono fatta così. A volte sento una vocina che mi sussurra che qualcosa andrà storto: è fastidiosa come il ronzio di una zanzara e mi si insinua sotto la pelle pizzicandomi quando meno me lo aspetto. La schiaccio ogni volta e lei ritorna, ma sempre più di rado, forse perché ha capito che faccio questo lavoro per un solo motivo, il più scontato… per quella cosa che ti consuma, che ti fa agire in modo insensato, che è sempre una priorità, persino nei momenti più critici, sì, quella cosa che ti fa stare in piedi per una notte intera col sorriso sulle labbra: l’amore. Un amore spesso travagliato, ma decisamente mai, mai sopito.