Ai piedi dell’edificio che vedete qui sopra c’è un ufficio: l’agenzia delle entrate. Fino a qualche tempo fa ne ignoravo la collocazione e l’utilità. Adesso conosco la collocazione, ma continuo a ignorarne l’utilità. Per chi non sapesse di cosa sto parlando, mi spiego meglio: il mio editor francese mi ha chiesto di inviargli una certificazione di residenza per farmi pagare le tasse solo in Italia, com’è giusto che sia. Tanto per essere sicura, ho chiesto informazioni ad un mio amico e collega, che mi ha dato la sua certificazione da mostrare agli addetti ai lavori… “Bene” ho pensato “Vado e torno… quanto ci metterò… 5 minuti?”.


Atto 1: “Eh no! Bisogna prendere l’appuntamento per varcare la soglia della misteriosa agenzia delle entrate… Non penserete mica di poter andare a farvi fare un modulo così, quando vi pare?”. Dunque… Spiego via internet di cosa ho bisogno (al telefono questa gente era irraggiungibile) e fisso un incontro per martedì (scorso).


Atto 2: Vado all’agenzia. Tutto è deserto. Alcuni impiegati vagano senza meta con passo lento, sembrano fantasmi smarriti e chissà dove vanno, poi… Non c’è nessuno a parte loro e me. Il tizio in portineria mi sequestra i documenti (casomai fossi lì per compiere un atto terroristico) e mi manda in un ufficio al primo piano, dove trovo un altro tizio, questo piuttosto simpatico e disponibile, che però risponde alle mie richieste come se gli stessi parlando in qualche lingua arcana. Gli spiego la situazione, gli mostro la certificazione del mio amico, lui va a consultarsi con non so chi per venti minuti, torna e mi dice di andare al consolato francese… Obbietto dicendo che sono convinta che non sia necessario per una cosa tanto semplice. Ad un altro accurato esame del documento mi viene detto di scrivere su un foglio il testo esatto che voglio sulla certificazione… Lo scrivo (in stampatello, come ulteriore precauzione), lo lascio, pago il bollo e il tipo mi dice di ripassare dopo una settimana. Io firmo una delega, visto che ho molto lavoro da sbrigare e l’ufficio è dall’altra parte della città rispetto a casa mia.


Atto 3: Mio padre stamani è andato a ritirarmi questo dannato foglio ed è tornato a casa incazzato come una bestia. Segretarie ultra – pittate lo hanno trattato come un marziano e lo hanno fatto girare a vuoto per un’ora perché non erano capaci di trovare il documento che doveva ritirare. Tra impiegate che si mettevano lo smalto e impiegati che facevano merenda, finalmente qualcuno ha capito e gli ha consegnato la mia certificazione… probabilmente sbagliata (visto che non c’è nemmeno il timbro del bollo).


Ora è meglio che non dica altro, potrei scadere in scurrilità… Vi dico soltanto che per colpa di un’altra impiegata negligente, in un altro luog (le Poste), qualche mese fa, ho quasi perso la casa. Giudicate un pò voi. Posso solo dirvi che la gastrite avanza e il giramento di coglioni pure.