Questa è una bozza della primissima storia che ho scritto per il progetto “Sogni e Paure”; non è terminata, ma in fondo può funzionare anche così… Mi sono sempre piaciuti i racconti che ti lasciano in sospeso, che evocano sensazioni e ti lasciano soltanto indovinare dove andranno a parare. Non sai dove la vita ti può portare e, a volte, è meglio così, quindi perché non applicare questo principio anche a una narrazione? In realtà ho riscritto, con tanto di finale, “Il gatto di polvere”, ma qui posto la prima stesura, venuta così, di getto… Eccola com’era, quando ancora dovevo rileggerla e correggerla…
IL GATTO DI POLVERE
Mattia pensava che le stelline fluorescenti attaccate alla parete fossero una buona idea già nel pomeriggio, quando le aveva viste a casa di Anto… Dio quanto lo aveva invidiato, soprattutto quando aveva visto respingere con fermezza dalla mamma le sue timide richieste. Quando lei faceva così non poteva sopportarla… Quanto mai potevano costare delle figurine da attaccare al muro? Ma non era una questione di prezzo, bensì di principio; la mamma riteneva che lui fosse grande abbastanza per dormire al buio e che non sarebbe mai cresciuto se si fosse portato dietro questa paura, così, anche se il papà stava ormai cedendo alle sue richieste, lei si era impuntata e per colpa sua adesso lui era al buio ad aspettare il sonno che non arrivava.
Anto sì che era fortunato; con le stelle che rischiaravano la notte lui non poteva arrivare… la polvere restava polvere negli angoli della sua stanza e quella cosa non si formava. Aveva provato a parlarne con la mamma e lei si era arrabbiata; aveva detto che pagavano una domestica proprio perché la casa doveva essere linda per via della sua allergia. quella che non lo faceva respirare quando gli accumuli di polvere diventavano consistenti, ma la ragazza stava sempre a parlare fitto fitto con suo padre, quando la mamma non c’era. Mattia aveva la sensazione che se lo avesse detto il filo sottile che teneva uniti i suoi si sarebbe spezzato per sempre. Ma il problema della polvere restava e quando il buio era totale, ogni notte, lui rinasceva dalla polvere… Lui chi? Ma il gatto, no?! È così ovvio!!! Il gatto della polvere… Lui si avvicinava, lentamente, ti studiava e poi balzava su di te… L’ultima volta si era acciambellato sulla sua faccia e l’aveva quasi soffocato, era stato un miracolo che si fosse salvato. Era stato il suo esercito di pelouche a salvarlo; la sua mamma non aveva capito… Lei pensava che fossero i suoi adorati animaletti di pezza la causa della sua malattia, ma in realtà erano loro ad averlo salvato dal gatto, infatti, quando l’essere si era acciambellato sulla sua faccia e il respiro iniziava a mancargli, Bianco, il suo coniglio di pelouche era balzato dallo scaffale per salvarlo, lui ne era sicuro. Il gatto di polvere si era spaventato, era balzato giù dal letto e per quella nottata non si era più visto… Una volta aveva provato a cercare quell’animale sul libro dei gatti, ma non c’era… Somigliava un po’ a quelli norvegesi, ma era una cosa diversa… Non era così carino. Insomma, l’ultima volta che lo aveva visto, la mamma era corsa in camera sua e l’aveva trovato ansimante con Bianco sulla faccia… Aveva urlato tanto da fargli paura e aveva minacciato di togliergli i giocattoli… I giocattoli che lo avrebbero soffocato. Non sapeva quanto fosse lontana dalla realtà e temeva l’imminente visita del gatto… E se lui l’avesse ucciso? Se Bianco o qualcun altro, Ippo o Lillo per esempio, non ce l’avessero fatta a saltare giù dallo scaffale per salvarlo? Non voleva pensare a queste cose… Voleva dormire, ma il sonno non arrivava. Con le stelle avrebbe dormito… Pazienza… Forse contando le pecore… Niente… Mattia non era forte in matematica e lo sforzo di mettere in fila i numeri in modo corretto riusciva solo ad allontanare di più la sonnolenza. Come ultima risorsa a Mattia restava di pensare ai regali di compleanno, il papà gli diceva sempre che per allontanare i cattivi pensieri bastava invocare quelli belli, infatti, il sonno stava arrivando, le sue pupille si stavano socchiudendo piano piano quando sentì uno scricchiolio. La porta adesso era socchiusa… Forse la mamma o il papà erano venuti a controllare se dormiva, ma non ne era convinto.
Si alzò sul letto, seduto, guardava la porta, un leggero chiarore trapelava dallo spiraglio, i suoi non avevano chiuso le persiane delle finestre nel corridoio… Di nuovo. D’improvviso la porta si chiuse. SBAM! Un rumore da fumetto, eppure non c’era vento… Mentre Mattia si rannicchiava sotto le coperte, pregava che non fosse lui, ma già lo vedeva spuntare dall’ombra, con la sua camminata elegante, ondeggiava la grossa coda grigia di riccioli di polvere e lo fissava con i suoi occhi non – occhi… Mattia tremava come quel grosso budino che si era mangiato dopo cena… forse la mamma aveva ragione: non si mangiano i dolci dopo le cinque! Aprì la bocca per gridare, ma la sua richiesta d’aiuto restò sospesa nell’aria… Nessuno poteva aver aperto la porta e nessuno avrebbe risposto al suo appello… I suoi erano andati a teatro a vedere una cosa lunga… Quelle tragedie con i cori… E la ragazza che veniva a fargli da baby – sitter non si smuoveva dal divano, dove leggeva chissà cosa con le cuffie nelle orecchie… Il gatto, nel frattempo, si era acciambellato sul suo petto, dandogli le spalle, ma osservandolo di sottecchi, con l’enorme coda arrivava a solleticargli il naso, era fastidioso, ma sopportabile, finché due riccioli di polvere non gli si infilarono nel naso ed iniziò a mancargli il respiro.
In un lasso di tempo brevissimo, il fastidio si trasformò in forte disagio, il forte disagio in panico ed il panico in terrore… La vista iniziava ad appannarsi, la stanza a girare, le cose stavano perdendo i contorni e lui non era abbastanza forte per lottare… Era sempre stato fragile… Troppo. Ma in quel momento Lillo, il suo coccodrillo di stoffa, si avventò sul gatto… No, non era caduto, Mattia ne era sicuro: lo aveva salvato. Il gatto si inarcò, emettendo un verso stridulo, riccioli di polvere si levarono dal suo pelo, spargendosi dappertutto, si lanciò giù dal letto e un attimo dopo era sparito… Mattia ebbe solo la forza di levarsi in piedi sul letto per rimettere Lillo a posto (non voleva che mamma glielo togliesse), prima di sprofondare in un sonno profondo, ma intervallato da brevi sogni che il mattino dopo si sarebbe sforzato di non ricordare.